Litosfera e l’arte di Pompei

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Intorno il 24 e il 25 ottobre del 79 d.C. in Campania si è verificato un famoso evento eruttivo, forse il più celebre avvenuto all’interno della nostra nazione, del quale tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta nella vita: l’eruzione del Vesuvio. In seguito al riversamento di lava, lapilli e fango, questa eruzione ha modificato la morfologia stessa del vulcano, sommergendo e distruggendo varie città che lo costeggiavano, come Pompei, Ercolano e Stabia, le cui rovine sono state riportate alla luce dai vari strati di pomici nel XVIII secolo, favorendo al pubblico siti archeologici che testimoniano tutt’ora la vita romana del I secolo.

Nella foto sopra riportata vi è un dipinto che raffigura l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Il personaggio più illustre a documentare questo fenomeno è stato il nipote di Plinio il Vecchio, ovvero Gaio Plinio Cecilio Secondo, conosciuto meglio come Plinio il giovane, un magistrato romano che raccontò tramite due lettere a Tacito, oratore e senatore romano, tutta la vicenda riguardante l’eruzione. Queste due lettere sono contenute all’interno degli Epistularum libri e ognuna tratta di argomenti differenti. La prima riguarda l’inizio dell’eruzione, che egli stava osservando insieme allo zio a Miseno, e lo sviluppo della colonna eruttiva, descritta come una nube biancastra a tratti più scura, in base alla cenere e alla terra trascinata con sé. Sempre all’interno della prima lettera, Plinio descrive anche la morte dello zio, filosofo naturalista che, affascinato da questo insolito fenomeno, cercò di avvicinarsi tramite una barchetta alla zona interessata e, ricevuto un messaggio d’aiuto da parte di amici appartenenti all’area vesuviana, decise di fare rotta verso essi. Dopo essere sbarcato a Stabia ed essersi recato presso la villa di un amico si addormentò, ma, svegliato di soprassalto dalle scosse di terremoto e dai lapilli incandescenti, decise con l’amico di scappare verso la spiaggia; purtroppo i gas che aveva inalato risultarono letali, tanto da  provocargli un malore che lo portò alla morte. In seguito Tacito si interessò così tanto alla vicenda che chiese a Plinio il Giovane di continuare la corrispondenza, e tramite la seconda lettera egli raccontò gli intensi fenomeni che si sarebbero verificati nell’area flegrea in occasione dell’eruzione del 79 d.C., e di come lui e gli altri abitanti di Miseno cercarono di scappare verso le campagne per trovarvi rifugio.

Nella foto sopra riportata vi è un dipinto che raffigura l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Nonostante l’eruzione vulcanica, Pompei fu una città piena di arte e molto devota alla natura e al territorio circostante; ciò lo possiamo benissimo dedurre dalla grande varietà di affreschi, decorazioni sui vasi e i giardini presenti nelle varie domus. I significati attribuiti alle raffigurazioni sono vari, come il paesaggio, il giardino incantato, la natura coltivata (un dono degli dei), che consentono un focus sulla produzione artistica magno greca e in generale dell’Italia meridionale, ellenistica e romana. Tra le domus che presentano tali affreschi ricordiamo Praedia di Iulia Felix e le case di Loreio Tiburtino, della Venere in conchiglia, del Frutteto e di Marco Lucrezio su Via Stabiana, e il giardino della Casa degli Amorini dorati.

Questo è un affresco è all’interno della villa della Venere in conchiglia
Questo affresco corrisponde ad un particolare all’interno della villa della Venere in conchiglia
Questo affresco si trova all’interno della villa Praedia di Iulia Felix
Questo affresco si trova all’interno della villa Praedia di Iulia Felix

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