Litosfera: alla scoperta dell’estrazione mineraria

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I meravigliosi cristalli, le gemme e i diamanti che ogni giorno ammiriamo in ciondoli e anelli sono frutto della natura, che nel sottosuolo nasconde queste inestimabili meraviglie. Capiamo quindi come l’uomo è riuscito nei secoli a profanare la terra di questi tesori:

La maggior parte dei depositi gemmari viene scoperta per puro caso, senza usufruire di tecniche moderne o scientifiche. Ancora oggi in molte zone infatti si usano gli stessi metodi di duemila anni fa.

Il metodo più semplice ed usato una volta individuato il luogo, rimane quello dell’estrazione della ghiaia gemmifera dai letti asciutti di antichi corsi d’acqua. Questo procedimento consiste nello scavare un piccolo pozzo verticale nella ghiaia e, se le condizioni lo permettono, formare successivamente gallerie orizzontali alla base del pozzo. Dopo di che si passa a liberare i cristalli, che crescono all’interno della roccia-madre, grazie a vari utensili a mano, altri attrezzi ad aria compressa e talvolta con il semplice esplosivo. Infine le rocce disintegrate vengono riversate in canali di arricchimento e le gemme, in quanto più pesanti delle precedenti, ricadono sul fondo per poi finire in vasche di raccolta apposite.

L’estrazione dei depositi secondari (la roccia corrosa da agenti atmosferici vari) invece è differente ma altrettanto semplice. Si ottiene esportando completamente la copertura della miniera, e per questo prende il nome di estrazione a cielo aperto; per effettuare questa tecnica si ricorre solitamente a forti getti d’acqua per disgregare il sottosuolo.

Riflettendo su ciò che avete appena letto immagino vi sorgano solamente un milione di domande: “Queste estrazioni danneggiano la terra? In che modo? Chi sono coloro che compiono questi complicati procedimenti? Fino a che punto l’uomo si è spinto per possedere questi tesori?”


Per rispondere alla prima domanda inizierò col dirvi che, ovviamente, l’attività di estrazione mineraria ha rivestito nei secoli un ruolo significativo nell’industrializzazione, nella crescita economica e, conseguentemente, nella riduzione della povertà. Tuttavia ha portato con sé anche problemi di tipo ambientale, associati a danni paesaggistici e inquinamento atmosferico e acustico.

Oggi infatti la maggior parte delle compagnie minerarie agisce con pianificazione e responsabilità al fine di minimizzare i potenziali effetti negativi. Le forti preoccupazioni per le conseguenze ambientali però frenano i finanziamenti: molti istituti di credito internazionali hanno ridotto gli investimenti su progetti associati ad attività estrattive in ragione dei possibili danni ambientali e sociali.Questo è ciò che negli ultimi anni la popolazione ha iniziato a pensare riguardo le miniere, ma sfortunatamente non è stato sempre così. Per farvi un esempio vi parlerò della cava di Mirny, in Siberia.

Mirny nella Siberia orientale è la più grande miniera di diamanti del pianeta, larga 1250 metri e profonda 500. Oltre allo spropositato diametro, la cosa più sconvolgente è che si trova a ridosso di un centro abitato. Mirny infatti fu fondata nel 1955, quando alcuni geologi invidiarono le vaste possibilità e ricchezze di quella zona. Attualmente la miniera è abbandonata, ma è strettamente vietato il passaggio di elicotteri in tutta l’area circostante siccome si sono verificati alcuni incidenti a causa del forte risucchio provocato dall’enorme buco.
La città è praticamente off-limits per i visitatori e le autorità guardano con sospetto ogni straniero che tenti di avvicinarsi a quei luoghi. Un mistero incombe su questa voragine artificiale che setolina però quanto l’uomo non si ponga mai un limite.

Per continuarvi a illustrare i danni che, soprattutto in passato, le attività estrattive hanno causato al pianeta, vorrei citarvi un articolo di Greenpeace che specifica:“Gli oceani del Pianeta potrebbero subire gravi e irreversibili danni dall’avvio di estrazioni minerarie in alto mare”.

Questa è l’affermazione principale di quanto emerge da “in acque profonde”, report di Greenpeace International che rivela come l’industria dell’estrazione mineraria in alto mare sia consapevole e noncurante del fatto che queste attività potrebbero portare all’estinzione di specie uniche. Per questo Greenpeace invita le Nazioni Unite a stipulare un solido Trattato globale sugli Oceani, che sia in grado di dare priorità alla conservazione di questi ecosistemi e non al loro sfruttamento.”

Alla fine dell’articolo, che espone minuziosamente i danni e le conseguenze, viene poi riportata questa frase:

«Gli abissi sono il più grande ecosistema del Pianeta, nonché la casa di creature uniche che a malapena conosciamo. L’avidità di questo nuovo settore industriale potrebbe distruggere le meraviglie presenti sui fondali degli oceani prima ancora di avere la possibilità di osservarle e studiarle» dichiara Louisa Casson, della campagna Protect the Oceans di Greenpeace.Per concludere questo viaggio nell’industria mineraria e i suoi danni vorrei parlarvi di persone, in particolare di sfruttamento e di bambini, poiché anche nell’estrazione mineraria avviene lo sfruttamento minorile e mentale di molti civili.

Tutti noi oggi facciamo largo uso di cellulari, tablet, computer portatili e altri dispositivi elettronici e tutti noi spesso imprechiamo a causa della scarsa durata delle batterie al litio ricaricabili che li fanno funzionare. Nonostante ciò pochi di noi hanno la consapevolezza del fatto che il cobalto, elemento grazie al quale si riesce a produrre quelle batterie, viene ottenuto attraverso il lavoro sottopagato e inumano di adulti e bambini nelle miniere della Repubblica democratica del Congo (Rdc).

In miniera scendono infatti bambini di 6-7 anni sottoposti a sforzi sovrumani e a polveri nocive per i loro polmoni. Da un’indagine congiunta emerge inoltre che i principali marchi di elettronica, tra cui Apple, Samsung e Sony, non attuano i dovuti controlli di base per garantire che il cobalto usato nei loro prodotti venga estratto rispettando i diritti umani e non passi attraverso lo sfruttamento e il lavoro minorile.

Dopo questa carrellata di informazioni riguardanti le cave, le miniere e le industrie minerarie, vi invito semplicemente a riflettere su come ancora un volta l’ego, il bisogno di denaro e di potere possa aver spinto l’uomo a fare tutto ciò.

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