L’atmosfera: volare per vivere e conoscere il mondo

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La parola atmosfera deriva dal sostantivo greco ἀτμός (atmós, “vapore, fumo”), e dal termine σφαῖρα (sfaìra,“sfera”), pertanto letteralmente significa “sfera gassosa”. L’atmosfera infatti è l’involucro gassoso che circonda i corpi celesti.

In presenza di un’atmosfera si presenta il cielo, lo spazio percettibile da ogni corpo celeste visto dalla superficie. Per secoli il cielo terrestre ha affascinato l’umanità e oggi abbiamo la possibilità di attraversarlo grazie ad aerei, elicotteri, aeroplani e non solo. Chi tra noi è più temerario sicuramente avrà già praticato sport come bungee jumping, paracadutismo, parapendio, e il volo con deltaplano

Tuttavia nell’antichità questi mezzi non esistevano, e gli uomini attraverso miti e leggende tentavano di dare una spiegazione all’origine dell’intero cosmo, interrogandosi soprattutto se esso fosse governato da divinità. 

Il mito di Icaro

Icaro era il figlio di Dedalo, brillante artigiano discendente di Efesto, il fabbro degli dei. Dedalo nacque ad Atene, in cui lavorò col nipote Talo. Ben presto però l’allievo superò il maestro, e Dedalo ne divenne geloso a tal punto da ucciderlo, buttandolo giù dall’Acropoli. Per evitare la severa punizione divina, Dedalo si rifugiò a Creta, dove entrò al servizio del re Minosse e della regina Pasifae, sorella della maga Circe. Quando nacque il Minotauro, mostro mezzo uomo mezzo toro, Minosse chiese a Dedalo di costruire un labirinto per chiudervelo dentro; ma quando Dedalo ebbe terminato il labirinto, egli vi si trovò prigioniero assieme a Icaro. Per venir fuori da quella costruzione, di cui nessuno sapeva trovare la via d’uscita, Dedalo fabbricò delle ali di piume unite insieme con la cera, e col figlio Icaro prese il volo per la Sicilia. Volando Icaro trascurò le raccomandazioni del padre, e si avvicinò troppo al sole: la cera si sciolse, le ali si staccarono ed egli morì cadendo in mare, non lontano dall’isola di Samo. 

Statua di Icaro appartenente all’ex collegio aeronautico “Bruno Mussolini” progettato da Cesare Valle in epoca fascista a Forlì. La statua è opera di Francesco Saverio Palozzi.

Molto spesso raccontando questo mito, non ci soffermiamo abbastanza sulla figura di Dedalo, artigiano di origini divine, che grazie alla sua grande abilità riesce a trovare uno stratagemma per fuggire dal labirinto e portare con sé il figlio. Dedalo, pur essendo favorito dalle sue eccellenti abilità, è al contempo ostacolato nel suo intento dagli dei, in collera con esso per l’omicidio di Talo. Infatti la morte di Icaro sembra quasi richiamare la caduta di Talo dall’Acropoli. L’ambizione di raggiungere il sole di Icaro perciò potrebbe essere letta in chiave metaforica come una sfida contro l’impossibile, non vinta per l’amaro destino che lo attendeva, forse una vendetta degli dei per l’omicidio commesso dal padre, oppure una condanna per aver tentato di andare oltre le sue capacità umane (quest’ultima è l’interpretazione più accreditata).

Il volo secondo Leonardo

Il deltaplano è uno dei mezzi che ai giorni nostri ci permette di vivere quest’esperienza, quasi come se avessimo davvero un paio d’ali.

Vi siete mai chiesti chi immaginò per la prima volta di volare facendo uso di macchine volanti

Certamente non lo potremo mai sapere, ma quello che sappiamo per certo è che uno dei primi studiosi in Italia che progettò strutture di ingegneria aerodinamica fu il celebre Leonardo Da Vinci. 

Leonardo usava il disegno come strumento di indagine, fidandosi solo del proprio istinto e della sua sperimentazione. Studiava la struttura del corpo umano, la forma delle rocce e delle nuvole, le leggi che regolano il movimento delle onde, gli effetti della luce e delle ombre sui paesaggi e la percezione della lontananza. I disegni di Leonardo, spesso accompagnati da scritti e intuizioni modificate continuamente sulla base dei suoi ragionamenti riguardano la natura, l’anatomia, esperimenti sul chiaroscuro e progetti di macchine civili e militari, queste ultime accompagnate da modelli in dimensioni reali.  

La meccanica era la scienza prediletta da Leonardo, alla quale egli portò un grande contributo. Essendo affascinato dal volo degli uccelli, esaminò le leggi dell’aerodinamica: analizzò la compressibilità e il peso dell’aria, intuendo l’importanza di questi elementi ai fini del volo. 

Le sue numerose testimonianze sono ora conservate nel Museo Leonardo Da Vinci a Firenze, in cui si possono osservare da vicino i suoi manufatti.

Infine Leonardo è ricordato in tutto il mondo per essere stato un infaticabile artista, autore di dipinti come La Gioconda, La Dama con L’Ermellino, Il Cenacolo e La Vergine delle Rocce. È proprio nei suoi quadri che egli riesce a integrare il cielo con il paesaggio rendendoli un unico elemento naturale giocando con una nuova prospettiva, chiamata aerea o “atmosferica”. Nelle sue opere i contorni sono sfumati e le figure emergono da zone d’ombra attraverso una luce che le integra nell’ambiente naturale.

 Se da un lato il mito di Icaro ci insegna a inseguire la nostra curiosità facendo attenzione a non andare oltre i nostri limiti umani e le nostre fragilità, dall’altro Leonardo ci esorta a viverla inventando, creando, facendo e disfacendo i nostri progetti per poi arrivare a guardare il mondo da una prospettiva diversa e migliore. 

E voi avete altre interpretazioni del mito di Icaro? Pensate che il deltaplano di oggi richiami l’idea di macchina volante realizzata da Leonardo? 

Scriveteci le vostre riflessioni e non perdetevi la prossima uscita del nostro blog!

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