Atmosfera: la potenza degli uragani

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Eventi atmosferici improvvisi, violenti ed estremi come gli uragani sono sempre più frequenti, soprattutto in alcune zone del mondo più esposte climaticamente.Quando gli uragani sono particolarmente forti la sensazione è che la natura si stia ribellando contro le malefatte e i soprusi degli uomini. Alcuni di questi lasciano il segno del loro passaggio, distruggendo tutto ciò che incontrano sul loro tragitto. Metaforicamente ognuno di noi attraversa periodi di uragani che spazzano via tutto ciò che non serve per lasciare posto al nuovo.

“Stazioni di benzina chiuse, alberi fatti a pezzi, strade allagate, case ridotte in polvere. Da Miami a Jackson-ville, la Florida si è risvegliata solo nel settembre 2017 dopo il passaggio dell’uragano Irma, che ha disegnato un paesaggio spettrale di città scomparse” come racconta il New York Times “Quasi 9 milioni di persone senza elettricità, i 10 mila abitanti dell’isole Keys sopravvissuti alla tempesta, costretti probabilmente a essere evacuati.”

Fenomeni così violenti accadono sempre più spesso, ma si tratta di calamità stagionali dipendenti da fattori locali, o gli uragani sono effetto del riscaldamento globale, che ha fatto salire sempre di più le temperature e aumentare le piogge torrenziali?

Spieghiamo allora come nascono: gli uragani si formano in zona di bassa pressione, in cui la temperatura dell’acqua è superiore a 26 gradi. Con queste condizioni si crea un grande vortice che ha, al centro, una sorta di imbuto, circoscritto da forti correnti, che si avvitano a spirale attorno ad esso portando l’umidità ad alta quota. Man mano che il vortice aumenta l’aria umida condensa e si trasforma il pioggia, cedendo calore al nucleo, che alimenterà ancora di più il fenomeno.

Si spostano infine sulla terraferma devastando solitamente molte città costiere, per poi esaurirsi e lasciare solo distruzione.

Un uragano è formato da tre componenti distinte:

  • Il cosiddetto occhio del ciclone dove al suo interno regna la quiete e non ci sono nuvole (diametro massimo di trenta chilometri).
  • La zona limitrofa al nucleo che invece presenta forti venti, talvolta superiori anche ai 200 chilometri l’ora raggiungendo anche i 500, è la responsabile delle catastrofi più volte raccontate.
  • La terza e ultima zona, detta” coda” presenta raffiche di vento minori e più deboli che non escludono piccoli danni.

Gli uragani come abbiamo visto sono eventi atmosferici naturali, ma da anni si cerca di capire come li influenzi il cambiamento climatico e soprattutto l’innalzarsi delle temperature

Lo capiamo ora, perché sono state fatte tante indagini su questi catastrofici fenomeni, riflettendo sui dati raccolti dal giornalista Jonathan Watss, che per ben tre anni ha sostenuto lo scontro con Trump per sottolineare l’importanza di un cambiamento climatico, al fine di favorire la diminuzione di questi spiacevoli avvenimenti. Il quadro americano raffigurato da Watss sfortunatamente è il seguente:

Le temperature hanno visto i picchi più alti dalla nascita della meteorologia, mentre l’anidride carbonica nell’aria è al suo livello massimo negli ultimi 4 milioni di anni. In Texas, Stati Uniti, la pioggia ha superato il record americano di 120 cm del 1978 e i meteorologi hanno dovuto perfino introdurre un nuovo colore per i loro grafici. L’uragano Harvey, il più violento dei tre uragani cessati il 6 settembre 2017, invece era previsto solamente una volta ogni 500 anni invece si è presentato per ben 8 volte tra il 2016 e il 2017.

Questi sono i dati riportati più e più volte anche da altri esperti, comunque non sufficienti per dire che il cambiamento climatico sia stata l’unica causa degli uragani e delle inondazioni, ma sicuramente per affermare che sia stato uno dei fattori che li ha resi più intensi e potenti.

La pericolosità dell’uragano Harvey per esempio è stata determinata da una combinazione di elementi climatici.Il Texas invece, è stato più volte colpito nel corso del tempo da questi fenomeni meteorologici, e anche altri fattori oltre al clima sono intervenuti nel rendere gli effetti devastanti, come lo sviluppo scorretto delle coste, il sottosuolo sabbioso e l’insufficiente drenaggio del terreno. Sono troppi e troppo variabili gli eventi responsabili di questi eventi e non è ancora possibile quantificare con certezza l’impatto del cambiamento climatico su di essi.

Vari scienziati e ricercatori hanno lavorato accuratamente per anni, trovando finalmente tre differenti innovazioni tecnologiche (le quali consentiranno di migliorare i grafici), che tracciano le forme e le evoluzioni delle tempeste.In primo luogo, gli scienziati possono ora analizzare molti più aspetti di una tempesta e acquisire più dati che in passato, grazie alla visione satellitare e ai voli aerei durante le tempeste. Come secondo punto, i meteorologi hanno migliorato le loro simulazioni dei processi atmosferici e hanno computer migliori per le loro analisi. Infine, gli scienziati sono in grado di fare previsioni molto più vicine alla realtà e in meno tempo grazie alla scienza delle attribuzioni, una nascente scienza climatica che combina le analisi statistiche con moduli climatici costruiti digitalmente e che permette di studiare l’influenza dei cambiamenti climatici sugli eventi meteorologici più estremi. Negli ultimi anni la scienza sta facendo quindi enormi progressi al fine di individuare quando e in che misura il riscaldamento globale contribuisca a queste catastrofi.

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